Trent’anni, un inverno difficile e la sensazione di non andare da nessuna parte: “Mi sentivo senza forze, sperduto e sfiduciato. Soprattutto non scrivevo, che per me è come non dormire o non mangiare”. Nasce da qui la decisione di lasciare Milano per trasferirsi in una baita di montagna a duemila metri, nella speranza di fare i conti con il passato e ricominciare a scrivere. Da una delle migliori voci della narrativa italiana, la storia di una lotta a mani nude contro il dolore per ritrovare se stessi.
AUTORE: PAOLO COGNETTI
EDITORE: TERRE DI MEZZO
COLLANA: NARRATIVA
PUBBLICAZIONE:
PAGINE: 199 in BROSSURA
RECENSIONE:
Paolo
è un giovane di trent'anni quanto entra in crisi e decide di lasciarsi la
frenesia e i ritmi serrati e soffocanti della città per ritrovare sé stesso
nella calma della montagna. Un semplice baita, in mezzo al bosco, è tutto ciò
di cui ha bisogno. Abituarsi al silenzio, agli scricchioli, ai suoni nuovi
della natura, l'affaccendarsi per poter sopravvivere e
prendere confidenza con ciò che lo circonda. Tante domande, poche risposte.
Tante paure che riemergono dal profondo.
Quello
che cerca di ritrovare Paolo è quel senso di libertà che la città non gli
consente, che lo ha inghiottito, intrappolato in un mondo che non suo e che lo
rende insoddisfatto. Ogni uomo, durante l'arco della sua vita, prova un senso
di disorientamento guardando il suo percorso. Paolo parte per ritrovare sé
stesso, per tornare a quella semplicità che gli manca, per affrontare di petto
la solitudine, un sentimento potente che a volte, lo fa sentire in pace con sé
stesso e volte, lo appesantisce.
Ci
sono due analogie che mi vengono in mente quando ho letto questo libro: la
prima è con il "Giovane
Holden", il momento esatto in cui Holden telefona a Sally ed preso dalla
conversazione le chiede di mollare tutto e andarsene insieme a lui. Che cosa
veramente la tiene legata a quel posto che Holden sente così distante da sé,
dove non si sente accettato? Perché non andarsene? Perché non cercare altrove,
la propria libertà?
La
seconda analogia è una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari: "la mia
solitudine era un mondo magico che ti volevo mostrare". I momenti di
solitudine sono necessari: bisogna saperli usare come fonte di rigeneramento, come momenti di
calma interiore dalla confusione frenetica di tutti i giorni. La solitudine può essere
davvero un mondo magico, un momento solo per noi, una piccola coccola che ci
facciamo e può essere condivisa con le persone che più amiamo, nel momento in
cui gli altri comprendono il vero significato di quello che noi viviamo a
spiegare a parole, non sempre riuscendovi.
È un libro di una grande semplicità ma che ha un grande impatto emotivo. Un libro che ha compre protagonista la montagna, in tutte le sfaccettature: i suoni, i colori, i boschi, gli animali, le fatiche e le soddisfazioni. La montagna è la prova che si deve superare ma è anche l'amica che non ti dà le cose che vuoi ma le cose di cui hai bisogno.

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