L'enigma del solitario
INFORMAZIONI SUL LIBRO:
Se la vita è un solitario, ciascuno vorrebbe essere il jolly. È proprio quello che capita al piccolo Han Thomas. Dodici anni, un mazzo di carte e un minuscolo libriccino come compagni di gioco, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di sua madre. Scoprirà così un’isola incantata, abitata da 52 nani strambi, un fantasioso naufrago e un folletto dispettoso. Ad Hans non resterà che trasformarsi egli stesso in un jolly per risolvere l'enigma e non restare schiacciato dal suo beffardo destino.
RECENSIONE:
Il viaggio comincia da Arendal,
paesino della Norvegia dove vivono Hans Thomas e il padre (pater) e dove
sperano di ritornare con Anita, madre e moglie, fuggita ad Atene otto anni
prima, alla ricerca di sé stessa. Nulla di più semplice, all’apparenza.
È durante la prima sosta, ad una pompa
di benzina, che Hans conosce il primo personaggio strano della storia che
continuerà ad apparire dal nulla, che gli dona una lente d’ingrandimento. E se
inizialmente, la cosa viene relegata come una pura casualità è durante la
seconda tappa, a Dorf, che Hans Thomas conosce il panettiere che gli dà dei
panini al latte, in uno dei quali, il ragazzino trova un minuscolo libricino
che può essere letto soltanto con una lente d’ingrandimento. Questi, non sono
altro che i primi pezzi di un puzzle – o meglio, le prime carte di un gioco –
molto più grande e complesso del quale prima Hans Thomas e successivamente, il pater
verranno messi a parte. Un gioco che la cui posta sono le domande “chi siamo? Da
dove veniamo?” e a cui si cerca di dare risposta attraverso alcune grandi
tematiche: Dio, l’esistenza umana, l’amore, il caso, il destino, l’universo e
attraverso il gioco del solitario.
52 carte divise in quattro semi,
tredici per ogni seme dall’Asso al Re, ognuna con il proprio valore, ognuna con
il proprio compito, ognuna diversa dalle altre. E poi c’è il Jolly. Una carta
che non appartiene a nessun seme, che non assomiglia a nessuno, che non svolge
nessun ruolo specifico e che proprio per questo getta caos in un ordine
prestabilito, perché altre carte hanno un ruolo ben preciso nel grande gioco,
lui invece, può muoversi in qualsiasi momento, in qualsiasi posto. Un proiettile
vagante, una scheggia impazzita che rimescola le carte e le cambia a suo
piacimento. Un diverso, un outsider che interferisce e impedisce che l’abitudine
intorpidisca la mente e incoraggia a fare e farsi domande scomode. Inutilizzabile
come indispensabile per chiudere la partita. Un solo Jolly per mazzo, talvolta
due. Ma chi è il Jolly?
Pagina dopo pagina, con parole
semplici e uno stile di scrittura fluido e scorrevole, Gaardner accompagna i
lettori attraverso i quesiti dell’uomo con una storia dove metanarrazione e
simbologia s’intrecciano tra loro e il solitario che si gioco su un’isola
incantata non è altro che l’innalzamento del solitario del mondo, dal quale è
impossibile distaccarsi. Parola dopo parola, paragrafo dopo paragrafo ci si
accorge di come in realtà gli eventi narrati, in realtà non siamo altro che simbologie
e che le chiavi di lettura possono essere infinite, come le combinazioni delle
carte.
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